ENCIERRO

Ancora oggi me lo chiedo: non è facile descrivere la festa di San Firmino, così come non è facile capire cosa spinge ogni anno, un milione di persone a gettarsi nella mischia e a sfidare la vita che, con l’aiuto di birra e sangrìa, sembra diventare eterna.
A mezzogiorno del 6 luglio, a Pamplona esplode letteralmente la festa in un crescendo di follia collettiva: la città si trasforma in un torrente di spumante e qualsivoglia liquido alcolico. L’odore diventa penetrante.
L’immagine della purezza, rappresentata da quei vestiti bianchi, verrà violata per nove interminabili giorni assumendo colorazioni magenta e rosse, quasi ad imitare quel foulard, simbolo della decapitazione del santo, in un preludio alla sfida coi tori.

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